BURRiTOS O PiADiNOS


Già dal nome, i più accorti, noteranno un italianismo su questa ricetta.
In effetti non essendo messicano la mia sarebbe una interpretazione di un piatto sud americano.

Ricordo chiaramente la prima volta che ho mangiato questo piatto/panino, era il lontano ’93 ed ero in viaggio di nozze negli USA, più precisamente a Miami, nella East Coast, dove abitava allora mio fratello Marco con Everett.
Alla sera si cenava spesso in giro a locali, a Miami in quegli anni c’erano ancora un sacco di piccoli localini di messicani, cubani e latini in genere di squisita qualità, ora soppiantati da catene e fast food simil latini.

Ho ancora in mente con precisione il mio primo incontro con la guacamole, la consistenza, la freschezza, una cosa che non avevo mai mangiato prima.

Il pollo era leggermente piccante e di tanto in tanto facevano capolino alcuni fagioli neri. La piadina, che li si chiama tortilla, era soffice e morbida, come direi io “ruffiana”.
Tornando nel nostro vecchio continente e più precisamente a Creazzo iniziamo a raccontare questa ricetta “su commissione” con la coscetta di pollo, in questo caso disossata.

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Noi ci siamo cimentati, con il coltello da disosso, a togliere le ossa ma sicuramente i fratelli Nogara saranno ben felici di farlo al vostro posto.
La qualità di una macelleria “come se deve” la si può notare anche da questi particolari, a Sovizzo la coscetta viene disossata al momento. Il pollo è di ottima qualità, allevato a terra nel territorio Veneto.
Quindi non prodotti provenienti da allevamenti intensivi e lavorati a macchina, ma ancora la mano dell’uomo che lavora per la qualità.
Il segreto di questo piatto, per non dire “la struma” è di tagliare in piccoli pezzetti la carne. Per piccoli intendo piccoli e non pezzettoni, altrimenti nel fagotto potrebbero sbucare avendo una consistenza più dura e non “xe beo da vedare!”

Olio buono in padella, aggiungiamo la paprika, nel nostro caso abbiamo ancora un tris di ottima paprika dolce, piccante e affumicata donataci da zio Danilo.

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Mettiamo a rosolare a fuoco vivace il pollo spadellando con energia di tanto in tanto, a metà cottura aggiungiamo i peperoni anche loro tagliati a pezzetti piccoli (vale lo stesso discorso di prima del pollo) spadelliamo ancora alcuni minuti, lasciamo il peperone croccante, non lessato o comunque troppo cotto. Una volta spadellato il tutto, lasciatelo da parte a riposare, ne guadagnerà in intensità.


Facciamo la guacamole, forse l’ho già raccontata ma per non sbagliare ve la ripeto che non guasta:

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Avocado bello morbido, lime come se piovesse, pomodori privati dei semi e della loro acqua, cumino, sale e peperoncino; a piacere aglio e cipolla (io non ne faccio uso e viene buona lo stesso, il dopo cena ne guadagna di sicuro).

Bene, tutto dentro una terrina, o comunque un recipiente più alto che largo (l’optimus sarebbe un bel pestello di marmo che ancora non ho… Ne approfitto per ricordare ai miei amici alla lettura di questo post che potrebbe essere un ottimo regalo per il mio prossimo compleanno

Con un cucchiaio di legno, un mestolo o qualunque altro oggetto contundente andrà bene per ridurre in poltiglia il tutto.

Non usate, come facevo erroneamente io, il frullatore ad immersione altrimenti si ossida e il colore verrà abbastanza bruttino… non insistete troppo, anche se resteranno dei pezzettini andrà benone lo stesso.

Ultimo, ma forse dovrebbe essere stato il primo passaggio, i fagioli: lessateli in abbondante acqua leggermente salata possibilmente in compagnia di un alga kombu, e poi passateli con del pomodoro fresco, magari aromatizzato con della cannela e un paio di becche d’aglio. Lasciateli anche loro ad insaporirsi piano piano, ecco perché lo potete fare anche con molto anticipo, e lasciarli là.
L’assemblaggio è semplice: pollo, salsa guacamode e fagioli a finire. Avvoltolate il tutto con un po’ di maniera per non spaccare la piada. Dimenticavo, al posto della tortillas abbiamo preferito usare una piada emiliana.

L’effetto finale è da rimanere senza parole…  bocca piena a parte

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Ps. La mia dolce metà Danijela alla fine del mio racconto mi ha detto: “ma se uno legge che per fare un panino ci voglio tutte queste cose gli passa la voglia di farlo…” dalla mia vi dico che, fagioli a parte, in una mezzoretta è bell’e pronto!!!
Birra ghiacciata e passerete una cena diversa dal solito, garantito dai MARCHESiNi.

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