i FiORi Di CLARABELLA


I fiori di zucca, nel vero senso della parola, solitamente noi li chiamiamo così ma il più delle volte mangiamo i fiori di zucchina. In questo caso sono proprio di zucca.

Ieri io e la mia Stella abbiamo passato una giornata fantastica nel mondo incantato della contrada Cortivo a Torrebelvicino: già il nome….“belvicino” .
Questo paese mi riporta alla memoria i giorni felici della mia infanzia passati nella casa dello zio Luigi e la zia Maria.

La forma della loro casa era davvero contorta, non so se fosse una casa popolare ma era comunque uno spicchio di casa molto stretta sviluppata su due stanze una sopra l’altra, dietro,  attraverso un corridoio anch’esso molto stretto si passava sul retro e si apriva un’altra stanza, poi dietro ancora una stanza/garage che dava su un giardino fantastico.

Il giardino/orto si affacciava sul fiume Leogra, da piccoli il fiume è sempre una “ficata pazzesca”. Quando si arrivava dallo zio facevo le corse a vedere com’era il fiume, se calmo o agitato, e a 50 metri c’erano una serie di chiuse che creavano delle cascate, altra cosa meravigliosa.
L’orto, forse per la vicinanza dell’acqua, era sempre rigoglioso, sia per la frutta che la verdura. Il top erano le teghe e le patate cornette, solo ora che scrivo mi accorgo che il termine era in comune sia per le une che per le altre chissà perché cornette?!?!?

Ma torniamo alle colline/montagne, al Cortivo abitano una coppia di amici Barbara, “clarabella” per gli amici, Giulio e i loro bambini Emma e Paolo.
Qualche anno fa hanno acquistato un pezzo di borgo antico e piano piano, con il duro lavoro e tanti sacrifici, lo stanno riportando a nuova vita. I progetti sono tanti, le idee non mancano, fatto sta che per ora è ancora molto “agreste” e in particolar modo “la cucina di Hemingway” che è stata lasciata con il nero della fuliggine del vecchio camino e con un mix di cose vecchie qua e là.

La prossima settimana risaliremo da loro per scattare alcune foto del borgo e per una cena a base di latticini di capra di alcuni loro amici, ma questo sarà un altro post…
Un mio cliente e amico mi ha chiesto di scattare alcune foto dei suoi gioielli, l’azienda si chiama “Le Favole” .

Una volta visto la nuova collezione la mia fantasia si è catapultata nella cucina nera, con i “calieri” e le vecchie bottiglie, un mix tra la Stamberga Strillante di Harry Potter e la casa di Hansel e Gretel.

Detto fatto, ho passato tutta la giornata a fotografare, tra il suono della fontana di corte e i ragli del nuovo ospite Celeste, un asinello di rara bellezza appena arrivato in contrada.

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Al mio rientro la mia amica mi fa dono dei fiori delle sue “sucare”, e all’arrivo a casa non ho saputo resistere ed ho subito provato questa ricetta che ho visto alcuni giorni fa sul canale Gambero rosso nella trasmissione “ i panini li fa Max”

Semplice come fare una frittata (in verità credo che la frittata sia difficilissima da fare) si mettono tutti i fiori aperti sul fondo (passati prima nella farina bianca) poi mettete uno strato di mozzarella (se avete tempo tagliatela a fette la sera prima e intervallatela con della carta assorbente così da togliere tutto il siero) a seguire uno strato di prosciutto crudo (Max consigliava un cotto) e chiudete alla fine con un altro strato di fiori.

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Padella antiaderente, cuocetela come una semplice frittata, dopo alcuni minuti giratela e il gioco è fatto.
Non avendo seguito il consiglio di Max il mio risultato non è stato esteticamente fantastico: la mozzarella ha rilasciato tutto il siero creando un macello, il sapore è risultato buonissimo, ma diciamo che non era esattamente da fotografare.
Provatela, come direbbe Mattia, è molto “gorda”.

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