LA DiSTiLLERiA POLi


Buongiorno, io sono Jacopo, figlio di Antonio, figlio di Giobatta, figlio di Antonio figlio di Giobatta….
Questo è stato il benvenuto del presidente.

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La tradizione e la storia a Schiavon ( un paesino vicino a Marostica)  vanno a braccetto con la famiglia Poli sin dal 1889.

Sono stato invitato all’anteprima del Torcolato, assieme ad alcuni giornalisti del settore food, a distillare dalle vinacce questo nettare divino.
La distilleria Poli è un ambiente storico, al suo interno è nato anche il museo della grappa, qui si può viaggiare tra racconti di vita, passione, vapore, botti, sotterranei.

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La passione è tangibile, la si può palpare; dai cappelli di paglia, intrecciati a mano come lavoro secondario nel retro bottega alla fine dell’800 alla fermata del treno, per arrivare agli alambicchi, i primi tre anch’essi della fine ‘800. A turno abbiamo lavorato con Andrea Poli per distillare le vinacce derivate della torchiatura dell’uva Vespaiola passita.

La materia prima arriva con un nastro trasportatore all’interno delle caldaie, divise in 4 strati da altrettanti cesti, il vapore e il tempo fanno il resto. Diciamo che per i tecnicismi vi invito ad andare sul sito della distilleria
http://www.poligrappa.com/ita/

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Il viaggio, sempre accompagnato dai vari dipendenti (potrebbero essere confusi con figli o parenti, tanto è il piacere, il sorriso e la competenza che ci dedicano) si sussegue tra il rame, elemento che qui la fa da padrona, all’acciaio dei “giganti” (degli enormi silos) per arrivare infine al legno delle botti.
Ecco, qui signori e signore ho avuto una delle sorprese (diciamo logistico/scenografiche) più emozionanti della mia vita. Un caveau, perché di questo stiamo parlando, con un tesoro di quasi 4000 botti di magnifico rovere chiaro francese piene di questo nettare divino. Botti da 250 litri di varie annate, vari uvaggi, prove, test, abbinate al fattore tempo, tanto tempo e pazienza.
La grappa, ci spiega Jacopo, muta nel tempo, si evolve, non “scade” mai.

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Alla fine della passeggiata finiamo per accomodarci nella sala degli eroi, su delle panche di rovere massiccio, dove assistiamo alla proiezione di un video documentario girato in paese intervistando i vecchi dipendenti. Con sincera commozione ho assistito al susseguirsi di vecchietti e vecchiette, con un bagliore negli occhi di chi ha vissuto momenti felici. Tutti parlavano, in magnifico dialetto veneto, del grande lavoro, di tante ore passate in fabbrica, e di quanto la proprietà fosse gentile e famigliare. Tutti a elogiare Toni Poli il padre di Jacopo, Andrea e Barbara.

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Dopo una simpatica parentesi di gioco, cercando di mischiare 5 diversi tipi di grappa di moscato tentando di riprodurre un campione di riferimento, ovviamente maschi contro femmine, ci siamo diretti ai piani superiori per una cena in famiglia.
Due i pasticci: uno di carne e uno al radicchio, magistralmente eseguiti dalle padrone di casa, a seguire salumi, formaggi e dolciumi. Ovviamente il vino e i distillati di ottima qualità come la compagnia. Basterebbe questo per farvi capire il clima di questa magnifica azienda e prima ancora, di questa famiglia, i Poli!

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