QUiNTO QUARTO FEGATiNO ALL’ARANCiO


Il quinto quarto è sempre più in voga di questi tempi, anzi forse la moda culinaria si divide nettamente in due, 50% nell’avanguardia e quindi la ricerca di nuovi abbinamenti, espressioni di creatività con l’utilizzo di ingredienti a volte impossibili, l’altro 50% il grande ritorno alle tradizioni, ai vecchi metodi di cottura.

Fra questi cuxina viaggia in bilico, a cavallo fra le due tendenze. Fondamentalmente nella mia vita professionale sono sempre stato al di fuori delle mode, a volte anticipandole altre volte risultando nostalgico. Va da se che mi ritrovo anche oggi a cucinare divertendomi creando nuove ricette, o meglio, cucinando cose che non ho mai assaggiato prima.

Ecco quindi il fegatino di pollo, di gallina ancor meglio, a mio modesto parere un “gran bocon!”

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È di basso costo e se il pollo è allevato come si deve anche di sana costituzione. Ricco di ferro e sali minerali, allo stesso modo anche di colesterolo ma non fateci caso…

L’utilizzo più conosciuto in Veneto è cotto in padella a pezzettini e servito con le tagliatelle in brodo.

Io lo adoro anche abbinato alle lasagne o nel risotto di mia creazione con zenzero e lime.

Oggi ho voluto provare un diverso utilizzo ovvero intero.

Una noce di burro in padella a rosolare gli spicchi di arancio, in questo caso li ho pelati a vivo perché l’arancio era da spremuta e quindi impossibile pelarlo e dividerlo a spicchi. Il risultato? Sbagliando, gli spicchietti si sono sciolti creando una crema agro dolce dove rosolare i fegatini.

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A seguire, strizziamo il resto dell’arancio per recuperarne il succo e allungare la cremina ruffiana che in pochi minuti cuocerà le nostre perle avicole.

Ho aggiunto solo un po’ di sale e un po’ di peperoncino.

Al momento del servizio, consiglio di togliere i fegatini e sostituirli nella padella con delle fette di pane, nel nostro caso un pazzesco pane alla curcuma di Mamma Catena senza glutine, lasciate rosolare solo da un lato, vi assicuro che farà da degno gregario alla carne.

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“par smorbar la boca” un radichietto invernale, condito solo con olio e aceto.

Un piattino velocissimo da fare e di sicuro effetto anche per eventuali vostri ospiti.

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Ps. Io personalmente ho una guerra aperta con l’uso del patè di foie gras, mangiando questa mia ricetta, sentivo la stessa cremosità specialmente sul fegatino di gallina, leggermente più rosa chiaro, e meno marrone. Quindi non vedo il caso di cibarsi di un prodotto nato da una patologia maligna di un animale, derivata da una sofferenza senza precedenti in cattività. Vi esorto a boicottarne l’uso, qualora vi capitasse l’occasione, grazie.

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