DUBLiNO DA MANGiARE E DA BERE


I Marchesini si sono presi una vacanza padre e figlio fianco a fianco come succede a volte in cucina. La destinazione: Dublino.

Ovviamente il nostro viaggio non poteva che essere all’insegna del buon cibo e del buon bere.

Inutile scrivere che l’Irlanda è la patria della mia birra preferita, la Guinness e quindi la nostra prima tappa, nel primo pub vicino all’albergo, è stata all’insegna di questo nettare.

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Cin cin, o come dicono nel posto, Slainte, alla nostra prima pinta di birra Irlandese, l’accompagnamento è stato un’ insalata di spinacine rosse, chorizo, black pudding, uovo in camicia leggermente sodo e una salsa di mele al sidro. Diciamo che come inizio è stato piacevole, la birra era in effetti stupenda.

Alla sera ci siamo spostati nella zona più turistica, il famoso quartiere di “Temple Bar”, una via che sembra uscita da un film, molto caratteristica piena di locali di tutti i tipi, diciamo che non è stata la nostra zona preferita ma avevamo appuntamento con una ex compagna di classe dell’alberghiera di Mattia, la dolce “Nazza”.

Apro una parentesi: qui in Irlanda si cena molto presto, attorno alle 18:30/19, prima ci si fa una pinta al posto del nostro spritz e poi a seguire la cena, diciamo che alle 22 si fatica a trovare un ristorante con la cucina ancora aperta.

Ma torniamo alla nostra serata al Temple, la sfilza dei locali è più che assortita, devo dire che sono tutti abbastanza curati, alcuni di design più moderno, altri storici, quindi la scelta sulla nostra prossima tappa si faceva ardua. All’ angolo, a 20 metri dal più blasonato locale di Dublino, c’è questo pub Norseman dove facevano musica live, un duo chitarra classica/voce e violino che intonava la musica che uno si aspetta di sentire nel proprio immaginario. Fatta! Ci fiondiamo dentro e ordiniamo una pinta per il piccolo chef e un bicchiere di vino per il senior. Mi hanno servito un Sirah Australiano fenomenale, qui vanno per la maggiore assieme ai vini Cileni e Francesi, non capisco perché gli Italiani fatichino ad apparire… Detto questo aggiungo che il vino a Dublino è davvero expensive, dai 6 ai 10 euro a calice, generalmente però, tutti di qualità.

Dopo aver fatto l’aperitivo mando in avanscoperta Mattia a capire la cucina: in tutti i pub si può mangiare e a quanto abbiamo capito con qualità medio alta, ci siamo quindi accomodati al secondo piano vicino alla finestra che dava sulla via principale, di fronte avevamo un mega ristorante italiano molto fashion: Milano.

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Mattia ha potuto assaggiare finalmente la sua “beef pie”, una sorta di torta salata che al posto di avere al suo interno le classiche verdurine ha lo stufato di manzo con le patate. Al suo fianco una palla di purè accompagnata dall’altrettanto celebre salsa gravy… Diciamo che questo piatto non spiccava per leggerezza, ma il sapore era molto buono.

Neppure il mio piatto lo si poteva definire light: il tradizionale “Irish chowder” una zuppa in stile besciamella allungata con tranci di pesce, verdure e spezie: mai fu più adatto il mio termine preferito in cucina: “RUFFIANO”. Un toccasana per il palato e lo spirito, in accompagnamento il pane nero alla birra con burro salato da spalmarci sopra, qualora mancasse di sostanza.

Per finire la nostra prima serata un altro paio di pinte all’affollato e originale Temple Bar.

La colazione, neanche a chiederlo: uova strapazzate, bacon e black pudding (esteticamente una sorta di salame al cioccolato ma in verità più simile al nostro sanguinaccio) il tutto con del meraviglioso té caldo.

Molto bene, soddisfatti e ben rimpinzati ci siamo diretti verso il mare, con un comodissimo servizio di collegamento con il treno in 25 minuti ci siamo catapultati in un piccolo paesino di pescatori, Howth, molto caratteristico ma altrettanto turistico. Nelle guide Mattia aveva letto: sconsigliato alla Domenica, ma noi abbiamo dato ascolto alla receptionist dell’albergo che negava tutto ciò. Ahimè, guide:1 bella signorina:0

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Dopo aver fatto una passeggiata tra pescherie, leoni marini, casse di lumache di mare, nasse maleodoranti e casse di poveri granchi stipati e credo dormienti, ci siamo inerpicati sulla collina per un’altra passeggiata. Qui abbiamo trovato il più bel pub del nostro viaggio, Abbey Tavern consigliatoci anche in tempo reale via FB da Sabrina, un’amica con vissuti irlandesi.

L’atmosfera è quella dei film: i vecchietti del paese con le loro pinte, il camino acceso con la torba, musica jazz e folk e sorrisi come se piovesse.

Ci accomodiamo in un angolo su due poltrone di pelle rossa, ed è qui che finalmente assaggio il famosissimo fish and chips: un pezzettone di merluzzo dolce e freschissimo impanato nella pastella fatta con la Galway Hooker, una tipica Ale irlandese. Le patatine erano di una bontà assoluta e in accompagnamento vi erano una salsa di piselli e una salsa tartara, tutto molto buono. Mattia ha voluto tutta per lui la mia zuppa della sera prima, delicata e raffinata, a suo dire migliore della mia precedente. Per finire il nostro pranzo un bel boccale di Irish Coffee: ‘Na bomba!!!

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Tornati in città e non facendoci mancare nulla, ci siamo diretti in un piccolo quartiere di ristoranti vicino al nostro albergo e scoviamo per puro caso Asador, un locale molto ben fatto che cuoceva carne in tutte le salse. Qui ci siamo tuffati in un hamburger di rara bontà, al suo interno oltre alla carne saporita e ben cotta, un chutney di pomodori secchi, il cheddar fuso e sotto una crema di cipolle caramellate di una dolcezza e raffinatezza da non credere. Anche qui le patatine in accompagnamento erano da gara!

Il cameriere italiano e il cuoco rumeno, anche lui che parlava italiano, ci hanno raccontato il meccanismo del metodo di cottura S.Maria, tipico delle zone dell’Argentina: Una carrucola d’acciaio alzava ed abbassava la griglia all’interno di una sorta di forno a cielo aperto, una figata unica!

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Siamo arrivati a Lunedì, penultimo giorno, la giornata dedicata a musei e monumenti, la library al Trinity college è, a mio avviso, assolutamente la cosa più bella di Dublino. Abbiamo saltato la visita alla Guinness e alla Jameson’s, a detta di tutti troppo giostra.

Dopo una mattinata passata a sgambettare, fuori da un bellissimo parco cittadino si trova un localino molto bello, giovane ma alquanto nascosto, sito in un “sotto scala” di un museo privato: Hatch&Sons è il suo nome. Qui Mattia ha mangiato il tipico Irish stew,(si capisce che adora la carne?) cotto con la Guinness, mentre io finalmente un piatto di salmone affumicato, come si evince dalle foto non ci siamo capiti bene con il cameriere e invece che un mix di affumicati mi ha portato un mix di tutto, in bella mostra il meraviglioso salmone, poi del cheddar, manzo affumicato, una sorta di quenelle di mascarpone e la solita insalatina di spinacine rosse e rucola.

Niente di che, ma per un pranzetto al volo è andata molto bene, ripeto il locale molto carino.

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Ancora musei ancora parchi e poi la tanto attesa cena, il pranzo in effetti per me era stato molto light.

Sempre nel nostro quartierino gourmet a Dublin 2 scoviamo un ristorante thai di rara bellezza: SABA. Sembrava anche questo un set fotografico, con luci soffuse, quadri con ritratti d’autore vintage in bianco e nero, lampade di ottone e divani in pelle e velluti rossi. Il cibo assolutamente all’altezza della location. Per me un curry bianco con pollo, patate e altre verdure, la guarnizione con delle croccanti arachidi tritate era un ottimo connubio. Mattia un wok con pollo, pannocchiette, funghi, e peperoni, accompagnato dal suo amato e incendiario peperoncino thai rosso. Davvero ottimo! Il tutto servito con il riso bianco a sostituire il nostro pane.

Sul tavolo a fianco al nostro ho visto questi rolls, una sorta di piada sottile con all’interno verdure crude e anatra croccante, il tutto da intingere in un caramello meraviglioso: detto fatto e mangiato, da non perdere assolutamente!!!!

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È martedì mattina ed è anche il nostro ultimo giorno, la colazione “leggera” come sempre ma oggi con una variante: Mattia al posto di uova e bacon ha preso un panino con il bacon e marmellata di pomodori, non chiedetemi il perché…

Io una fontana di salmone affumicato e pane nero, uno spettacolo con il té.

Solita passeggiata verso il centro, incontriamo una piccola bakery Hänsel e Gretel che sembra per l’appunto uscita da un libro di fiabe, in verità non ho assaggiato nulla, io, matt si è preso uno skones una specie di muffin con uvetta. Come se non bastasse e come da copione lo ha tagliato a metà e lo ha spalmato di burro, no coment.

Come sempre e come tutto il popolo irlandese, le commesse molto carine e gentili ci hanno lasciato fotografare un po’ in giro.

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Per il pranzo siamo tornati in un piccolo pub che abbiamo trovato il primo giorno, non quello della prima pinta, un altro: O’Connor’s. Anche qui un piccolo misunderstanding con la cameriera, avevamo capito: pollo al barbecue, con del pane e patatine, invece mi è arrivato un panino con il pollo spadellato, formaggio fuso e una salsa barbecue da paura, tutto spettacolare!!!! Le patate? Indovinate… magnifiche!!!!!

Mattia il suo classico mappazzone, il tradizionale “bangers and mash”: una montagna di purè con due salsicce al porro con la sua amata salsa gravy, 4 pinte di ottima birra sono state la chiusura di un magnifico viaggio che consiglio vivamente a tutti, specialmente se padre figlio!!! Slainte!!!!

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